Durisch + Nolli


  • 054
  • Casa Koch
  • Cureggia
  • 2005

CH-6963 Cureggia

Committente: Hans Koch
Architetti: Pia Durisch, Aldo Nolli, Nicolas Polli, Daniele Regazzoni e Michele Zanetta
Ingegnere Civile: Grignoli Muttoni Partner, Lugano
Ingegnere RCVS: Colombo & Pedroni SA, Bellinzona
Paesaggista: Paolo Bürghi, Camorino

 
Casa Koch nasce come progetto di casa per tre distinti gruppi di persone, tre generazioni della stessa famiglia: genitori, figlia/genero, nipoti. Tre generazioni con esigenze diverse, con un utilizzo diverso della casa: per la generazione di mezzo, abitazione primaria, per nonni e nipoti, ormai adulti, residenza secondaria. La ricerca e la selezione di un terreno idoneo a questo programma era parte integrante del mandato.
Casa Koch sorge su un pendio ripido, parzialmente terrazzato, ai limiti dell’abitato di Cureggia, proprio sotto la chiesa. La proprietà comprende una zona a destinazione agricola, non edificabile, e una vasta area boschiva. Il piano regolatore prevede, per questo terreno, l’obbligo del tetto a falde, una distanza di rispetto di 30m dalla chiesa, e quello di non superare, con il colmo del tetto, la quota del terreno sistemato delle proprietà a monte.
Casa Koch si inserisce con delicatezza e semplicità nel terreno. Quasi come un nido, la casa si adagia delicatamente nella piega marcata del terreno, e appoggia su uno zoccolo arretrato in calcestruzzo. Questo zoccolo, che nel punto più alto misura 60cm si prolunga verso Sud oltre la casa, per formare un terrazzamento che accoglie la piscina. Un’altra immagine evocata dalla casa, è quella di un battello ormeggiato in acque tranquille, ma che si trova in realtà su un pendio estremamente ripido (50%): è questa l’immagine di serenità e sicurezza che chiedevano i committenti.
L’impianto della villa accompagna l’andamento delle curve di livello del terreno, e presenta di conseguenza una piega, che articola il volume in due ali, che corrispondono alle unità funzionali della casa: nell’ala Nord la suite dei signori Koch, nell’ala Sud, divisa da un patio, la zona giorno dell’unità abitativa della figlia e del genero. Al livello inferiore la pianta è articolata, in proporzioni diverse rispetto al piano entrata, in due ali divise da una loggia: nell’ala Nord sono collocate le camere per i figli o per gli ospiti, a Sud la zona notte dell’abitazione primaria.
Il volume, leggermente affusolato, è strutturato dai due spazi aperti, patio e loggia, che non sono sovrapposti, ma sfalsati da un lato e dall’altro dell’articolazione del copro di fabbrica. Si articola, in modo organico, in tre parti sovvrapposte:
Il tetto a due falde della casa è concepito strutturalmente come una scocca che appoggia su pochi, sottili pilastri metallici e presenta un notevole sbalzo verso la terrazza che sovrasta il giardino. Esso costituisce una delle facciate principali della villa. È costituito da scaglie in lamiera di zinco, che ricoprono in modo uniforme, come le squame di un grande pesce, tutta la superficie del tetto e i frontoni.
La parte intermedia della villa è completamente vetrata verso Sud e verso Ovest. Le vetrate scorrevoli di grandi dimensioni possono essere aperte a piacimento, permettendo di creare una continuità tra spazi interni, balconata, patio e terrazza.
La parte inferiore si presenta come una costruzione massiccia, intonacata, appoggiata sopra lo zoccolo in calcestruzzo a vista. Le aperture sono costituite da tagli verticali, che ritagliano scorci di paesaggio, e fanno penetrare in profondità la luce pomeridiana, radente rispetto ai muri divisori. Offrono protezione alle camere e ai bagni retrostanti.
La casa si rivela, a sorpresa, ai visitatori e agli escursionisti che giungono alla terrazza panoramica dietro la chiesa di Cureggia. Qui, percorrendo la strada coattiva, inizia la promenade architecturale che fa scoprire, man mano che la si percorre, i diversi aspetti della villa. Alla casa si accede da monte, attraverso il cortile d’accesso ricavato tra la casa e la strada. La facciata Est, quella di accesso, non presenta aperture vetrate, tranne il taglio orizzontale che illumina il piano di lavoro della cucina, senza svelare gli interni della casa. La sorpresa si ha aprendo la porta d’entrata. Dall’atrio d’entrata comune, retrostante il patio, ci si sente, come d’incanto, immersi nel paesaggio: i diversi piani del paesaggio si susseguono, nelle giornate di bel tempo, in un’infinita sequenza di quinte paesaggistiche, in modo gradevole e mai invadente. Gli alberi dei boschi sottostanti celano in modo discreto il primo piano della vista meno bella su Lugano, lasciando libera la vista sul golfo, sul lago di Muzzano e sul Golfo di Agno, e poi su quello di Ponte Tresa, e poi via via, in una sequenza di piani fino al Monte Rosa. Dall’atrio di entrata, attraversando il soggiorno/pranzo dei signori Berger Walther, si accede ad un terrazzamento che sovrasta la piscina e prolunga all’esterno la zona giorno. Da qui si accede al giardino, dove termina la promenade iniziata dietro la chiesa di Cureggia.
A monte della villa, lo spazio tra terreno ed edificio è colmato dal corpo del garage e delle centrali tecniche, che è completamente interrato, favorendo l’inserimento del volume nel punto più ripido del terreno.
I materiali sono abbinati in modo accurato, per creare negli interni un ambiente che esprime la serenità e la luminosità adeguata per un’abitazione: tutti i pavimenti, anche quelli delle terrazze, sono in pietra arenaria grigio-verde, come le pareti dei bagni. I soffitti, le pareti, le porte e gli arredi fissi sono tinteggiati di bianco, come la cucina con i piani di lavoro in Crisalit bianco. I serramenti sono in alluminio anodizzato naturale. Anche all’esterno i materiali sono abbinati con cura: lo zinco del tetto si abbina con l’alluminio dei serramenti, con il calcestruzzo dello zoccolo e dei muri di sostegno, e con il bianco dell’intonaco minerale privo di tinteggio.
La villa è riscaldata - e raffrescata d’estate – tramite una pompa termica che, tramite una distribuzione nei pavimenti e nel soffitto radiante, assicura all’interno una temperatura costante, con un dispendio minimo di energia, durante tutto l’anno, nonostante le ampie superfici vetrate. L’efficienza del soffitto radiante è aumentata da un doppio sistema di protezioni solari tessili, che, come la capote di un cabriolet, scorrono anche sopra il patio.